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L’I.S.K.Con. in relazione alle persone che hanno fede in Dio
di Saunaka Rishi dasa
L’ I.S.K.Con. appartiene alla sampradaya (denominazione o tradizione) Gaudiya vaisnava, una tradizione monoteista situata all’interno della cultura Vedica, o Indù. La cultura Indù è vasta, e il termine Induismo comprende numerose teologie, filosofie, tradizioni religiose e culture spirituali. Per questo motivo, molti di coloro che hanno cercato un dialogo con le tradizioni Indù hanno incontrato difficoltà. Non esi-stono dei rappresentanti ufficiali dell’Induismo, perché il termine Induismo non indica una unica tradizione spirituale. La presente dichiarazione pertanto è rappresentativa della cultura e della religione Indù così come si manifesta nell’ I.S.K.Con., tradizione monoteista vaisnava, vedantica.
 Srila Prabhupada incontra il cardinale Pignedoli e Monsignor Rossano durante la sua visita a Roma nel 1974.
Parte 1
Dichiarazione dell’ I.S.K.Con. riguardo alle sue Relazioni con le Persone che hanno Fede in Dio
1. Nell’ I.S.K.Con. consideriamo l’amore per Dio, la Persona Suprema quale forma più elevata di e-spressione religiosa, e riconosciamo e rispettiamo questa espressione in altre tradizioni teistiche. Ri-spettiamo la validità delle vie che portano a una genuina autorealizzazione e a una ricerca della Verità Assoluta nelle quali i1 concetto di una Divinità Personale non è esplicita. Le altre comunità ed or-ganizzazioni che difendono dei standard umanitari, etici e morali sono anch’esse considerate benefi-che per la società.
2. L’ I.S.K.Con. considera il dialogo tra i suoi membri e le persone di altra fede come un’opportunità per ascoltare gli altri, per sviluppare comprensione e rispetto reciproci, e per condividere il nostro impegno e la nostra fede con altri, rispettando la loro fedeltà alla loro tradizione.
3. L’ I.S.K.Con. riconosce che nessuna religione detiene il monopolio esclusivo della verità, della rive-lazione di Dio o della nostra relazione con Dio.
4. I membri dell’ I.S.K.Con. sono incoraggiati ad essere rispettosi nei confronti delle persone che hanno fede e che seguono altre tradizioni, e a vedere la necessità, per le persone di differenti fede, di lavorare insieme per il beneficio della società nel suo insieme e per la glorificazione di Dio.
5. L’ISKCON afferma che è responsabilità di ogni individuo sviluppare la sua relazione con il Signore Supremo.
Parte 2
L’ I.S.K.Con. nel Dialogo e nella Missione
La missione dell’ I.S.K.Con.
Quando A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977), fondatore e acarya dell’ I.S.K.Con. , registrò legalmente l’ I.S.K.Con. a New York nel 1966, dichiarò che lo scopo primario del movimento era: “Propagare sistematicamente la conoscenza spirituale in tutta la società ed educare tutti nelle tecni-che della vita spirituale per controllare lo squilibrio dei valori della vita e per raggiungere una vera unità e pace nel mondo.”
Per perseguire questa meta, i membri del movimento Hare Krishna danno valore alla carità, la non-violenza, l’educazione spirituale, il pensiero e l’azione morali, la devozione e il servizio a Dio.
Inoltre, valorizziamo qualità quali umiltà, tolleranza, compassione, pulizia, controllo di sé, semplicità, determinazione, conoscenza, onestà e integrità personale.
Diamo valore e rispetto al diritto alla vita di tutti gli altri esseri viventi, siano esse esseri umani, animali, esseri
acquatici o piante. Consideriamo l’ambiente e le nostre risorse naturali come proprietà di Dio, e con-sideriamo nostra responsabilità dare loro rispetto e protezione.
Riconosciamo l’istituzione della famiglia quale elemento essenziale nel mantenimento della stabilità sociale e nella promozione dei valori spirituali. Consideriamo che il rispetto verso genitori, insegnanti e rappresentanti del governo sia importante per mantenere stabile la società. Altri elementi importanti per lo sviluppo di una società sicura e in buona salute sono: il rispetto e la protezione degli anziani, delle donne, dei bambini, degli esseri viventi deboli e dipendenti, e delle persone dedicate al bene degli altri e al servizio a Dio.
Comprendiamo che molte persone che s’ispirano alla spiritualità, all’altruismo e all’umanitarismo con-dividono questi principi e valori. Rispettiamo ed apprezziamo ogni tradizione o cultura che cerchi di pro-muovere, mantenere e sviluppare tal qualità e comportamento.
La missione di Srila Prabhupada è ulteriormente elaborata nel suo pranama-mantra nel quale è di-chiarato che egli è venuto per liberare i paesi occidentali dall’empietà. Bhaktivinoda Thakura (1838-1914), riverito acarpa vaisnava, spiegò che il nemico è costituito dall’ateismo, e non dalle altre religioni. La missione di Srila Prabhupada e della sampradaya (tradizione religiosa) che egli rappresenta, promuove sia la moralità che le pratiche che servono da base allo sviluppo della spiritualità individuale e sociale, ma sfida anche i principi e i valori atti e materialisti.
I.S.K.Con. : Dialogo e missione
Si potrebbe pensare che, per un movimento missionario, sia una contraddizione cercare di avere un dialogo con coloro che non sempre condividono la stessa visione spirituale o religiosa. Gli insegnamenti Gaudiya vaisnava riconoscono tuttavia, che il dialogo e la cooperazione con altre tradizioni sia un mezzo di reciproco arricchimento, attraverso la scoperta sia delle virtù uniche che di quelle universali apparte-nenti alle varie tradizioni teistiche ed etiche.
Storicamente, i membri della nostra tradizione sono stati in contatto con membri di altre comunità reli-giose sin dall’epoca di Caitanya Mahaprabhu (1486-1534), benché tentativi sistematici di dialoghi con altre fedi abbiano avuto inizio solo con Bhaktivinoda Thakura.
Una relazione di fiducia può svilupparsi da uno dialogo sincero fra persone di fede. Queste relazioni possono ispirare persone religiose di tutte le tradizioni a lavorare insieme per stabilire le conclusioni tei-stiche che porteranno a stabilire un sistema cosciente di Dio in questo mondo moderno. Perciò, dialogare e relazionare in modo funzionale e rispettoso con le altre comunità religiose è in sintonia con la missione dell’ I.S.K.Con. ed è importante per mantenere l’armonia sociale.
Nel corso degli anni ’50, Srila Prabhupada confermò questo approccio lanciando un appello ai capi delle religioni del mondo: Indù, Musulmani, Cristiani, e membri di altri gruppi che sono convinti dell’autorità di Dio non devono starsene seduti in silenzio, ad osservare la rapida crescita di una società senza Dio. Il volere supremo di Dio esiste, e nessuna nazione né società può vivere nella pace e la prosperità senza accettare questa cruciale verità.
Noi amiamo la nostra cultura e lavoriamo per proclamare la nostra fede in Krishna di Vrindavana, ma nel contempo, consideriamo che cercare di attrarre la gente ad adorare il Supremo denigrando i membri di altre comunità religiose, dandone un’idea sbagliata o umiliandoli non sia appropriato, né ciò si addice ad un vaisnava. A questo proposito, Bhaktivinoda Thakura ha scritto: “Non è giusto propagandare co-stantemente la superiorità controversa degli insegnanti del nostro paese su quelli di un altro paese, ben-ché si possa, anzi, si debba serbare in cuore questa convinzione per raggiungere uno stato di ferma fede personale. Una tale disputa non darebbe nessun beneficio all’umanità.” In una delle sue spiegazioni allo Srimad Bhagavatam, Srila Prabhupada commenta a sua volta: “Un altro punto importante menzionato a questo proposito è anindaya [evitare la blasfemia]. Noi non dovremmo criticare i metodi religiosi degli altri... Invece di criticarli, il devoto incoraggerà questi seguaci [di altri metodi religiosi] ad essere seri nel seguire i loro principi.”
I vaisnava si sforzano di dare ispirazione e di migliorare la relazione tra il Signore e i Suoi devoti. In questo tentativo, i devoti incontrano altre persone, che hanno un approccio differente del Supremo per ciò che riguarda il sentimento nell’adorazione, nella varietà dei servizi, e nell’espressione dell’amore. Durante una conferenza pubblica, nel 1969, Srila Prabhupada disse: “Ognuno di noi dovrebbe seguire gli aspetti particolari della propria tradizione, o sampradaya, i principi regolatori della propria religione. Questo è richiesto, come ci sono molti partiti politici diversi, ma si suppone che tutti servano la nazione.” Perciò, la diversità viene accettata, ma non escludendo l’unità. Non serve che le religioni diventino omogenee e che si fondano l’una nell’altra, ma possono sviluppare rispetto e cercare di avere delle relazioni pratiche tra di loro. Tenendo conto di questa comprensione, l’ I.S.K.Con. non ha la missione di fare proseliti fra i membri di altri fedi.
L’ I.S.K.Con. considera sua missione l’atto di accettare a braccia aperte ogni anima sincera che di-chiari di avere bisogno di rifugio e guida spirituali. C’è uno spirito missionario ben definito nel vaisnavismo e nell’Induismo, ma il modello delle conversioni esclusiviste non è dominante. Da una prospettiva Gaudiya vaisnava, noi lavoriamo ad uno sviluppo spirituale, non ad una conversione. Perciò la conversione è un’esperienza individuale, un viaggio spirituale personale, un viaggio che trascende l’istituzione religiosa o l’affiliazione settaria. I modelli di conversione che dipendono da richieste esclusiviste di affiliazione possono spesso essere seguiti senza considerare la supremazia e l’indipendenza del Signore.
Attraverso il dialogo, persone di fedi o tradizioni differenti possono lavorare insieme per condividere principi ed aree di interesse. Insieme, possono impegnare la loro spiritualità individuale per cercare di ri-solvere problemi come la guerra, la violenza, il declino morale, il crimine, l’intossicazione, la povertà e la fame, l’instabilità sociale e la degradazione dell’ambiente.
Attraverso il dialogo, le persone teistiche e coloro che sono impegnate nella ricerca della Verità Asso-luta possono incoraggiarsi a vicenda nel praticare in modo più autentico. Molte tradizioni prescrivono la disciplina dell’autocontrollo, del sacrificio, dell’austerità e della carità per sviluppare l’illuminazione spiri-tuale, ma tutti noi abbiamo bisogno d’incoraggiamento e d’ispirazione nei nostri sforzi. Per soddisfare le istruzioni dei nostri insegnanti spirituali e per dare dei buoni esempi alla società, dobbiamo incoraggiarci l’un l’altro nell’essere fedeli ai principi delle proprie tradizioni.
Il dialogo offre una sfida alla fede dei devoti di ogni tradizione. Tale sfida è una parte necessaria e benvenuta della vita spirituale, in questo mondo dalla moltitudine di fedi. Tale dialogo può aiutare a raf-forzare la fede e il carattere dell’individuo, l’integrità e la visione delle istituzioni e il supporto e l’apprezzamento di coloro che desiderano delle guide illuminate. Questo dialogo può portare ad una rea-lizzazione profonda della missione, nel senso più ampio del termine.
Parte 3
I.S.K.Con. : Una base teologica per il dialogo
La teologia vaisnava ed il concetto di religione
Come molti seguaci della tradizione vedantica, i devoti di Krishna operano una distinzione tra Co-scienza di Krishna, o puro amore per Dio, e ciò che è comunemente inteso come religione. Nella sua in-troduzione alla Bhagavat-gita, Srila Prabhupada spiega:
‘Il sanatana-dharma non fa riferimento ad un metodo religioso settario. È l’eterna funzione dell’entità vivente eterna in relazione con il Signore Supremo eterno.., Il termine inglese [ita-liano ‘religione’ ha un significato leggermente differente da quello di ‘sanatana-dharma’. Alla religione è legata l’idea di fede, ma la fede può cambiare. Una persona può avere fede in un metodo particolare, ed egli può cambiare fede e adottarne un’altra, ma il sanatana-dharma fa riferimento a quell’attività che non può essere cambiata.”
I vaisnava considerano la coscienza di Krishna, o sanatana-dharma, non settaria, benché coloro che lo praticano possano, individualmente, rapportarsi a delle tradizioni religiose differenti. Per i devoti vaisnava, l’amore per Dio è definito nello Srimad-Bhagavatam (Bhagavata Purana) 1.2.6 e nel Bhakti-rasamrita-sindhu 1.1.11. Srila Prabhupada scrive inoltre: “Noi non difendiamo nessuna religione settaria. Ci preoccupiamo di invocare il nostro amore dormiente per Dio. Qualsiasi metodo ci aiuti a raggiungere questo stadio è il benvenuto.” Nel suo commento all’Upadesamrita di Rupa Gosvami, Srila Prabhupada spiega ulteriormente:
“In ogni parte del mondo, persino nelle società umane più oppresse, c’è qualche sistema re-ligioso... Quando un sistema religioso si sviluppa, trasformandosi in amore per Dio, ha rag-giunto il successo.” (pag. 44)
Il vaisnava perciò riconosce la spiritualità inerente a tutti gli esseri viventi e la loro relazione individuale con il Supremo Signore, conosciuto con molti nomi diversi. Il vaisnavismo sostiene che ognuno trova la sua soddisfazione, come individuo, nel servizio al Supremo, e che “tale servizio devozionale deve essere immotivato ed ininterrotto per soddisfare completamente il sé.” (Srimad-Bhagavatam 1.2.6.). Senza tale servizio, noi ricerchiamo il godimento da qualche altra parte e adoriamo gli esseri celesti, grandi per-sonalità, fenomeni naturali o idoli, a secondo dei nostri gusti e delle circostanze.
ll Signore apprezza profondamente la Sua relazione con l’anima individuale e la nutre, ed Egli ricono-sce i nostri tentativi di conoscerLo e di comprenderLo, anche se i nostri sforzi sono compiuti in modo im-perfetto o inadatto. Krishna chiede all’anima individuale: Abbandona ogni tipo di religione e arrenditi a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni del peccato. Non temere.” (Bhagavad-gita 18.66). Perciò, Egli pone l’enfasi sulla superiorità dello scambio personale tra Lui stesso e l’individuo, rispetto a qualsiasi rivendi-cazione istituzionale o settaria sul Suo favore.
La teologia vaisnava: una base per il dialogo
Caitanya Mahaprabhu lasciò solo otto versi scritti, chiamati Sri Sri Siksastaka. Eccone il terzo verso:
“Colui che si considera più piccolo di un filo di erba, è più tollerante di un albero e non cerca onori per sé stesso, ma è sempre pronto a dare rispetto agli altri, è qualificato per cantare costantemente il Santo Nome del Signore.”
Questo verso non lascia dubbi riguardo al livello di umiltà, rispetto e devozione che ci si aspetta da un vaisnava che si rende a Sri Krishna con il cuore puro.Il termine “offrire ogni rispetto a tutti” può, natural-mente, applicarsi direttamente alle altre persone che hanno fede in Dio. È un obbligo, per i devoti del Si-gnore, offrire rispetto in modo particolare a coloro che stanno sinceramente provando ad amare Dio. Tali rispetto, tolleranza e umiltà formano la base delle relazioni vaisnava appropriate.
L’undicesimo canto dello Srimad-Bhagavatam descrive tre stadi progressivi dello sviluppo delle rela-zioni spirituali: neofita (kanistha), maturo (madhyama) e avanzato (uttama). Il Bhagavatam presenta questi sviluppi come un fenomeno universale che si ritrova tra i devoti di ogni tradizione religiosa. Il neofita di solito esprime dei sentimenti di fanatismo e di esclusivismo. Il neofita non sa come comportarsi in una assemblea di devoti. Egli o ella non sa distinguere correttamente tra un devoto e un non-devoto e non è capace di dialogare in modo costruttivo, indipendentemente dalla tradizione alla quale appartiene. Srila Prabhupada ci mette in guardia: “…ma se qualcuno è uno dogmatico e un seguace cieco, evitate di discutere con lui.”
Il devoto maturo, molto desideroso di stabilire delle giuste relazioni, è in grado di riconoscere i devoti di Dio dalle loro qualità e dai loro sentimenti; egli non giudica sulla base di affiliazioni religiose. Egli o ella riconosce il devoto laddove si manifesta la devozione. Il devoto maturo riconoscerà la devozione a Dio dalla presenza di uno qualsiasi dei nove metodi esposti dall’autorità vaisnava Prahlada Maharaja.’ Srila Prabhupada ha dichiarato che sebbene due di questi nove processi, cioè l’ascolto del suono spirituale (sravanam) e il canto del nome di Dio (kirtanam), siano raccomandati in modo specifico come il metodo di pratica spirituale più efficace per quest’era, ognuno di questi nove metodi rimane efficace in ogni epo-ca. Quando diventa maturo, il devoto sviluppa la visione necessaria ad avere delle relazioni sincere e fi-duciose con i membri di altre comunità di fede.
Lo stadio avanzato della fede, lo stadio uttama, porta la realizzazione trascendentale. Il devoto avan-zato vede ogni essere vivente come un eterno servitore di Krishna e si rapporta ad esso su questa base. Egli o ella non s’interessa alle designazioni settarie sia in termine di razza, di casta, sesso o religione, e rinuncerà ad ogni compagnia mondana e materialistica, in favore della compagnia di coloro che sono dedicati al puro servizio di devozione a Dio, la Persona Suprema.
Il vaisnavismo riconosce che la vita spirituale o religiosa riguarda essenzialmente la relazione perso-nale e individuale tra l’anima individuale eterna e l’eterna Anima Suprema. Benché un devoto compia vari servizi che possono dare piacere al Signore, il Supremo Signore garantisce la realizzazione spirituale e il puro amore devozionale secondo il Suo dolce volere. Perciò, coloro che aderiscono al vaisnavismo rigettano l’idea che una sola religione o organizzazione, qualunque essa sia, possa detenere il monopolio della verità o di una relazione che in effetti dipende solo e unicamente dal volere del Signore. I vaisnava considerano che Krishna, Dio, è libero di intraprendere gli scambi amorevoli con chi Egli vuole, senza considerazione di caste, o credo.
Parte 4
Principi e linee di condotta nell’avvicinare persone che hanno fede in Dio
I principi
I seguenti principi aiuteranno i membri dell’ I.S.K.Con. nell’avvicinare i membri di altre comunità di fe-de. Essi vengono qui citati in una forma condensata e richiedono un’attenta considerazione.
1. Umiltà. La nostra tradizione stabilisce che l’umiltà è la chiave che permette di costruire relazioni spiri-tuali. È inoltre la qualità principale del vaisnava.
2. Natura illimitata di Krishna. La Verità Assoluta è universale. Nessun individuo né organizzazione ha il monopolio esclusivo sul Signore. Egli rivela Sé stesso come, dove, quando e a chi Egli desidera.
3. Onestà. Essere sempre onesti e veritieri. Questa è la base per creare fiducia e successo nelle rela-zioni.
4. Rispetto. Rimanere sempre rispettosi, anche se non si riceve lo stesso rispetto. Sri Caitanya affermò: “amanina manadena”: dovremmo essere pronti ad offrire tutti i rispetti agli altri, senza desiderarne per sé.
5. Tolleranza. Quando si entra in contatto con persone irrispettose o insensibili verso la nostra tradizione e la nostra cultura, forse perché hanno fatto delle supposizioni su di noi senza essere ben informati, è necessario essere tolleranti, spiegarsi in modo educato, e perdonare i loro fraintendimenti.
6. Considerazione di tempo, luogo e circostanze. Usare buon senso e discriminazione nel sviluppare le relazioni. È necessario essere sensibili verso il proprio interlocutore, o pubblico.
7. Comprensione reciproca. Essere pronti ad ascoltare gli altri, a capire il loro linguaggio, le loro pre-messe, la loro cultura e i loro valori. Perciò, non giudicare la pratica degli altri sulla base dei propri ideali.
8. Realizzazione personale. È necessario coltivare sinceramente le proprie realizzazioni spirituali nella coscienza di Krishna se si vuole rappresentare il movimento del sankirtana in modo efficace. Si do-vrebbe parlare sulla base del proprio esempio personale e della propria realizzazione. Le realizzazioni personali vengono condivise in modo più efficace.
9. Relazioni personali. La tradizione vaisnava si basa su relazioni personali e sincere. Si potrebbe anche vivere senza filosofia, riti o istituzione, ma non senza avere una relazione con Krishna e i Suoi devoti, basata sull’amore e sul servizio.
10. Buon comportamento. Srila Prabhupada afferma: “Il comportamento del devoto dà prova del vero scopo dei principi religiosi”.
Condotta da adottare nell’avvicinare le persone di altra fede
• Lo scopo principale è quello di creare relazioni genuine e amichevoli che diano impulso alla com-prensione tra noi e i membri di altre religioni.
• Ascoltare e apprezzare con rispetto presentazioni fatte da membri di altre fedi.
• Dare ai membri di altre fedi l’opportunità di esprimere il loro credo e le loro sincere convinzioni.
• Permettere ai membri di altre fedi di parlare di sé stessi con il loro linguaggio e secondo la loro cultura senza imporre loro delle definizioni, e perciò evitando di confrontare le loro pratiche coni nostri ideali.
• Rispettare la dieta, i riti e l’etichetta degli altri.
• Riconoscere che possiamo tutti mancare, in qualche modo, di fronte agli ideali delle nostre rispettive tradizioni.
• Non rappresentare in modo sbagliato né denigrare le credenze o le pratiche religiose di altri. Se si vuole comprendere il credo di altri, è necessario porre domande con educazione e umiltà.
• Rispettare la fedeltà degli altri alla fede da loro scelta, così come noi l’abbiamo nei confronti della nostra.
• Essere onesti e diretti nelle proprie intenzioni. Sarà apprezzato da chi c’incontra.
• Essere sensibili e cortesi con tutti quelli che incontrate, anche se non c’è la possibilità di relazionare ad un livello più profondo.
• Rispettare il diritto di altri a non essere d’accordo con voi e il loro desiderio di essere lasciati in pace.
• Non c’è mai bisogno di compromettere la nostra filosofia né i nostri valori.
• Nel parlare con persone religiose, è necessario non sentire il bisogno di convertirle.
• Incontrerete dei religiosi fondamentalisti e degli eruditi atei. Offrite loro il dovuto rispetto e continuate a percorrere la vostra strada. Non sarà possibile dialogare con loro di argomenti spirituali.
• Non avere paura di rispondere ad una domanda dicendo: “Non lo so.” Meglio essere onesti che speculare.
Appendice
I sette obiettivi dell’ISKCON
1. Diffondere sistematicamente la conoscenza spirituale in tutta la società ed insegnare a tutti le tecniche della vita spirituale per bilanciare lo scompenso dei valori del mondo attuale e raggiungere una pace e un’unità reali.
2. Diffondere la Coscienza di Krishna così come viene rivelata dalla Bhagavat-gita e dallo Srimad-Bhagavatam.
3. Far sì che i membri dell’Associazione siano più vicini a Krishna, l’Essere Supremo, promuovendo così l’idea, tra i membri e il resto dell’umanità, che ogni anima è una particella infinitesimale qualitati-vamente uguale a Dio, Krishna.
4. Insegnare e incoraggiare il movimento del sankirtana. Il canto congregazionale dei Santi Nomi di Dio, Krishna, come rivelato negli insegnamenti di Sri Caitanya Mahaprabhu.
5. Costruire per i membri e la società un luogo santo dedicato ai divertimenti e alla personalità di Sri Krishna.
6. Unire i membri per insegnare un stile di vita più semplice e naturale.
7. Pubblicare e distribuire periodici, libri e altri scritti per raggiungere gli obiettivi sopraelencati.
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